Abbiamo consegnato lo scooter, dopo aver fatto colazione al Café Fresco e una piccola spesa per non perdere l'abitudine.
Salutato Mr Vikos, abbiamo tolto gli ormeggi dirigendoci a est per lo stretto canale di Poros.
La distanzatra l'isola e il Peloponneso è di poche centinaia di metri ma il canale navigabile non supera i 20.
Davanti a noi un catamarano a vela si è fatto suonare dal catamarano venoce di Hellenic Sea Ways e ha in vertito la rotta.
Noi siamo passati perché eravamo più vicini alla riva.
Poco dopo un piccolo traghetto di quelli che fanno la spola tra Poros e Galatàs si è fatto suonare da un grande traghetto che collega il Pireo alle isole. E una nave che suona è molto più di un clakson...
Il traghettino assieme ai suoi colleghi a terra hanno cercato di prendersela con noi dicendo che andavamo troppo piano e si sono messi a urlare in greco. In questo caso niente di più efficace che mandarli al diavolo in dialetto. Nessuno capiva niente ma il tono (e i gesti) erano inequivocabili.
Superato il paese ci siamo diretti verso la nostra baia preferita: ben un quarto d'ora di navigazione, forse, a dir molto, venti minuti ancoraggio compreso.
Ho trovato questa foto nel navigatore satellitare, ma non rende giustizia alla bellezza all'Ormos Neorion (anche perché è ricresciuta una splendida pineta dove nella foto si vedono i resti di un incendio).
Abbiamo ancorato in una decina di metri di acqua a duecento metri da riva.
Vicino a noi è alla fonda "Aquarella", una barca a vela poco più grande di Donna Rosa con bandiera svedese. C'era anche l'anno scorso. È abitata solo da un'amziana signora che va su e giù in gommone tra il ristorante, il supermarket e la sua barchetta.
Eileen si è fatta un paio di bagni e poi ha preparato una buona insalata di tonno.
Io fatto qualche lavoretto a bordo (sistemato la porta del bagno, la lampada che si carica al sole, ecc) poi mi sono dedicato via kindle alla lettura de "La condanna del sangue" di Maurizio de Giovanni" fino alla fine perché non potevo pensare di lasciarlo a metà.
Il giallo napoletano è un po' sanguinolento, ricco di suoni e di odori forti ma c'è anche ironia e sfaccettatura nei personaggi.
Quella che mi ha preso (e ho deciso che dovevo finirlo) è una frase che dice: "un pianoforte che evocava un maggio passato e rose e ciliege". La citazione di "Era de maggio" mi è parsa irresistibile. Così ho fatto risuonare la versione di Sergio Bruni (a migliore in assoluto) che su ITunes e ho continuato a leggere (e canticchiare).
Eileen ha finito un (bellissimo) libro su Magellano (in realtà si chiamava Magalaes) che mi ha raccontato per intero. Poi si è fatta un altro bagno. Ci siamo preparati per la cena e al tramonto siamo scesi a terra in gommone a remi, per non disturbare la serata tranquilla.
Tavolo sul mare al ristorante (dove ci hanno riconosciuti) e agnello al limone con vino bianco e una Fix (per me).
Dal balcone sul mare del ristorante abbiamo visto il tramonto del sole sul Peloponneso e anche quello della piccola luna nuova (nella foto dove la costa si abbassa).
La seconda barca da sinistra è Donna Rosa.
Ps. Ci hanno detto (Giulia e Davide) che quei lavori all'uncinetto sono una forma spontanea (e forse polemica) per migliorare l'arredo urbano.




Nessun commento:
Posta un commento